Ogni volta che mi chiedono “Qual è lo strumento giusto?”, rispondo con un’altra domanda: “Qual è la scelta giusta?”.
Per me l’IA strategica non è un catalogo di funzioni: è un modo di decidere. Meno rumore, più scelte. Meno corsa agli strumenti, più attenzione a ciò che crea davvero valore.
Il metodo che uso è semplice e umano. Ha tre passaggi chiari:
Origine: si parte sempre dal lavoro reale delle persone — testi, materiali, procedure, messaggi. È il punto di verità.
Rielaborazione: l’IA entra come assistente: propone versioni più chiare, più brevi o più adatte a chi dovrà usarle. Non inventa da zero: lavora su ciò che esiste.
Validazione: la decisione resta umana. Si sceglie, si rifinisce, si approva. La responsabilità non si delega.
Questo ritmo permette di generare valore senza strappi: si parte dal concreto, si rielabora con intelligenza, si conferma con esperienza.
Per capire se stiamo andando nella direzione giusta, mi affido a due indicatori semplici:
Indice di attrito (0–10): misura quanta fatica c’è in un passaggio (attese, riscritture, passaggi inutili). L’obiettivo è far scendere questo numero con interventi essenziali.
Indice di idee che si parlano (0–10): indica quanto le persone e le funzioni convergono sullo stesso obiettivo. L’obiettivo è far salire questo numero: più coordinamento, meno confusione.
La cadenza è leggera: fissiamo un punto di partenza, facciamo una prova, rivalutiamo i due indici e prevediamo una verifica. Niente effetti speciali: un numero che scende (l’attrito) e un numero che sale (le idee che si parlano). È già un segnale forte.
Poi traduco le scelte in numeri quotidiani che tutti capiscono:
• minuti risparmiati su un passaggio;
• ore restituite a settimana alle persone;
• euro difesi evitando rifacimenti e sprechi.
Se questi numeri non si muovono, non stiamo creando valore: si rientra nel ciclo Origine → Rielaborazione → Validazione finché la scelta giusta non emerga in modo chiaro.
C’è un punto a cui tengo molto: la decisione di scarto. Cresciamo quando sappiamo che cosa non fare. Tre regole mi guidano:
niente iniziative senza un responsabile chiaro;
niente dati più del necessario;
niente progetti senza una misura semplice e una verifica a breve.
Questo è, in sintesi, il mio modo di portare l’IA nella vita delle organizzazioni: meno rumore, più scelte. L’IA come assistente che rielabora; le persone come registi che decidono. Se leggendo ti è venuto in mente un punto che oggi scricchiola, possiamo partire da lì con un test di dieci giorni: un indicatore che scende, uno che sale e tre numeri che contano: minuti, ore, euro. Il valore si riconosce perché si sente e si misura.
Tony Marchese


