Il 25 settembre 2025 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge n. 132/2025, primo testo normativo italiano interamente dedicato all’intelligenza artificiale.
Entrerà in vigore il 10 ottobre 2025 e cambierà — o meglio, orienterà — molti aspetti della vita lavorativa, produttiva e organizzativa del Paese.
È una legge attesa che non introduce sanzioni o obblighi immediati, ma definisce il perimetro etico, strategico e operativo entro cui pubblico e privato dovranno muoversi nei prossimi anni.
La domanda chiave è: che cosa cambia concretamente per chi lavora, produce o guida un’impresa/organizzazione?
Una legge che disegna un contesto, non “la” soluzione
La legge n. 132/2025 non distribuisce fondi, non impone software e non crea nuovi adempimenti per le imprese.
Definisce però una direzione chiara: l’adozione dell’IA sarà incentivata, guidata e sostenuta - purché sia etica, umanocentrica, trasparente e responsabile.
Dentro questa cornice si aprono spazi importanti:
Art. 23: promozione di investimenti pubblici e privati per introdurre l’IA nei processi produttivi e decisionali;
Art. 24: delega al Governo per misure di sostegno a imprese e professionisti che adottano l’IA;
Art. 27: clausola di invarianza finanziaria, con rinvio a futuri provvedimenti e bandi per le risorse.
Tradotto: i fondi arriveranno; chi vuole beneficiarne deve muoversi ora. Chi costruisce oggi un percorso solido avrà accesso facilitato alle risorse di domani.
Imprese, lavoro, organizzazione: servono visione e competenze
Il punto più interessante è il cambio di paradigma culturale che la legge suggerisce.
Non si parla solo di tecnologia, ma di: integrazione dell’IA nei modelli organizzativi; formazione continua delle persone; ridefinizione dei processi in un’ottica “aumentata”.
In questo scenario emerge il bisogno di una figura ponte capace di:
comprendere la cultura aziendale; individuare dove l’IA crea valore reale; guidare il cambiamento con metodo, responsabilità e visione strategica.
Non un tecnico puro né un consulente generalista, ma una regia che faccia dialogare management, reparti operativi e sviluppatori, tenendo insieme governance, semplificazione e benessere organizzativo.
Sempre più spesso questa figura è identificata come IA Manager.
IA Manager: figura non regolamentata, ma già necessaria
La legge non istituisce un albo né una certificazione per l’IA Manager - almeno per ora - ma ne prefigura il ruolo.
Quando si chiede di integrare l’IA in modo trasversale, costruire formazione su misura e allineare etica e strategia, si descrivono attività che richiedono visione, metodo e una regia capace di far lavorare insieme persone e tecnologie.
Chi si muove in questa direzione avrà un vantaggio competitivo non solo economico, ma anche culturale.
Il prossimo futuro
Chi adotterà l’IA con superficialità rischia di spendere molto e ottenere poco.
Chi la integrerà con attenzione, metodo e umanità trasformerà l’organizzazione in una realtà più agile, consapevole e capace di attrarre talenti.
La legge 132/2025 è un invito, non un’imposizione - ma è anche un avviso: il terreno di gioco sta cambiando.
Faranno la differenza le imprese e i professionisti capaci di unire strategia, formazione, competenze e leadership del cambiamento.
Chi avrà già avviato questo percorso sarà pronto ad accogliere i finanziamenti che verranno; chi resterà fermo rischierà di arrivare tardi.
L’IA non sostituirà l’uomo, ma sta già trasformando il modo in cui lavoriamo, comunichiamo, decidiamo e produciamo.
Ora ha anche una legge che ne traccia confini e possibilità. Per affrontare questa trasformazione servono guida e visione - spesso una figura capace di tenere insieme etica, strategia, innovazione e semplificazione.
Che la si chiami IA Manager o in altro modo, il suo ruolo sarà sempre più centrale nel futuro del lavoro.
Tony Marchese


